IL DL SEMPLIFICAZIONI
IL DL SEMPLIFICAZIONI

Il decreto legge Semplificazioni, la cui bozza è uscita dal Consiglio dei ministri, dovrebbe diventare presto realtà.


Qui il testo completo dell’ultima bozza su cui si stanno confrontando i ministri.


Il decreto consta di una cinquantina di articoli che affrontano diversi aspetti di un problema che afflige il Paese da sempre: l’eccesso di burocrazia. Il testo punta a conciliare approcci diversi presenti nella maggioranza, con un Movimento 5 Stelle che puntava sul modello Genova dei commissariamenti diffusi e un Pd più prudente, contrario allo smantellamento del codice degli appalti.


LE RIFLESSIONI DI CASARTIGIANI VENETO


LE SEMPLIFICAZIONI SONO UN'ALTRA COSA PER NOI


Perché in un paese in cui le complicazioni sono una quotidiana esperienza, semplificare sembra sempre essere un’impresa impossibile?

 

Se a distanza di trent’anni siamo ancora qui a parlarne, è evidente che la convinzione errata della classe politica italiana è sempre stata che semplificare sia niente altro che fare in maniera più semplice, più agile, più snella ciò che oggi già si fa.


Quando noi sosteniamo che l’occasione odierna è storica ai fini del cambiamento radicale del sistema fiscale e di conseguenza della burocrazia che vi rotea intorno, I fatti dimostrano che si tratta di una convinzione reale, e per un banale motivo: le complicazioni non arrivano da un altro pianeta.


Le complicazioni che vengono moltiplicate da una qualità legislativa dubbia rispondono ad una esigenza ben precisa: nelle complicazioni nasce, dalle complicazioni cresce e attraverso le complicazioni si nutre e vive il potere della burocrazia che prepara alla politica i percorsi da seguire.


Un potere che in Italia non si traduce nel tentativo di mettere in grado il cittadino di affrontare e risolvere i suoi problemi quotidiani ma che, al contrario, mira a mettere il cittadino in condizione di non poter affrontare e risolvere da solo quegli stessi problemi e di dover quindi chiedere l’intervento della politica e della burocrazia, spesso e volentieri mediato e creato ad arte da professionisti conniventi.


Quindi, pensare di poter rendere semplice ciò che volutamente nasce per essere complicato è, nel migliore dei casi, ingenuo quanto inutile. E' solo marketing politico.


L’esempio dello Sportello unico delle attività produttive una apparente straordinaria rivoluzione tramutatasi in breve tempo in una fenomenale restaurazione vale forse più di molte parole. Ma vi sono milioni di esempi quotidiani di mille piccole norme inutili quanto costose al mondo delle imprese che nessuno si permette di sfiorare.


Perché la parola semplificazione abbia un senso, essa deve coincidere con un’altra parola che la politica e la burocrazia temono come la peste: taglio.


Solo riducendo il campo d’azione dell’operatore pubblico e quindi riconducendo l’operatore pubblico nei suoi confini caratteristici, si potrà semplificare. E si noti che tutto ciò è strettamente complementare rispetto al fenomeno di cui tutti si interessano: e cioè l’ormai nota abitudine della burocrazia a non prendere decisioni, per evitare di assumersi le responsabilità.


Ma non è solo il timore delle conseguenze che fa si che la mano si paralizzi e la penna si secchi: il fatto è che presa la decisione il potere della politica e della burocrazia evapora ed il cittadino torna libero (almeno fino alla prossima pratica). Ma non basta.


In questo paese, complicare purtroppo non costa niente.


Proporre un emendamento che preveda una nuova incombenza, un nuovo obbligo, una diversa e più onerosa procedura, giustificata o meno che sia, non comporta nulla per il proponente e spesso gli procura anzi un convinto quanto inconsapevole applauso da parte dei colleghi, la sempiterna gratitudine dei burocrati e dei professionisti interessati e l’occasione per un post autocelebrativo.


A pagare sono sempre e solo i cittadini condannati a riempire un nuovo modulo, a frequentare un nuovo ufficio, a superare un ostacolo sempre un po’ più alto, a pagare una nuova marca da bollo.


Anche qui, la soluzione è semplice. Basta sancire il principio che, dal momento che ogni nuova procedura è intesa a tutelare un interesse generale, la collettività deve accollarsene almeno in parte l’onere rimborsando in tutto o in parte i singoli cittadini per le spese sostenute e per il tempo perso nell’espletamento delle nuove procedure.


In questa maniera si trasformerebbe ogni provvedimento penalizzante in un provvedimento di spesa sottoponendolo, di conseguenza, al vincolo di bilancio dello Stato.


Ovviamente, nulla di tutto questo sarà nel decreto semplificazioni e la nostra vita continuerà complicata come prima, ma valeva la pena far emergere questo pensiero affinchè chi ci governa sappia che per noi la semplificazione è una cosa diversa.