DECRETO SOSTEGNI
DECRETO SOSTEGNI

Via libera del Consiglio dei ministri al decreto Sostegni. Un provvedimento di 41 articoli che distribuisce i 32 miliardi di extradeficit autorizzati in gennaio dal Parlamento, con misure a sostegno di imprese e partite Iva travolte dalle misure restrittive adottate per contenere la pandemia coronavirus, ma anche su lavoro e lotta all'epidemia coronavirus, con nuove risorse per l'acquisto dei vaccini.

 

Gli aiuti alle partite Iva valgono 11 miliardi. Il contributo a fondo perduto spetta a condizione che l'ammontare medio mensile del fatturato 2020 sia inferiore almeno del 30 per cento rispetto all'ammontare medio mensile del fatturato del 2019. A ogni partita Iva fino a 10 milioni di euro di fatturato 2019 è offerto un aiuto che potrà andare dall'1,7% del calo annuo del fatturato nel caso dei soggetti più grandi (da 5 a 10 milioni di ricavi 2019) al 5% per i più piccoli (fino a 100mila euro).

 

Ogni operatore economico dovrà mettere a confronto il volume d'affari del 2020 con quello del 2019, dividendo il risultato per i 12 mesi dell'anno. Quanto ai tempi per l'erogazione dei sostegni, i pagamenti partiranno l’8 aprile e la piattaforma telematica che sarà gestita dall'agenzia delle Entrate punta a pagare tutti quelli che faranno richiesta entro aprile.

 

L'aiuto va da un minimo di mille euro (2mila per le società) a un massimo di 150mila. Il meccanismo degli indennizzi viene articolato in cinque fasce: 60% per i fatturati fino a 100mila euro, 50% per la fascia 100mila-400mila, 40% per quella 400mila-un milione, 30% fra 1 milione e 5 milioni e 20% per le aziende con fatturati tra 5 e 10 milioni.

 

Da una prima analisi vi è delusione nella base perchè la stessa si aspettava di essere presa più in considerazione, alla luce dei grandi periodi di chiusura e delle gravi sofferenze che molte famiglie hanno affrontato e stanno affrontando, in questo disastroso anno.

 

Purtroppo a ciò, si aggiunge anche la grande attesa che questo decreto aveva creato, nell'illusione che le chiusure non sarebbero state vane.

 

Con il cambio di passo l'artigianato si aspettava più attenzioni e più sostegni volti alla ripartenza, invece si trova deluso dai sostegni e impossibilitato a reagire perché privato della libertà di operare e nel contempo obbligato ad un sistema di tassazione vessatorio. Impossibile andare avanti così.

 

Quindi non ci resta che sperare che venga almeno mantenuta la promessa che dopo il 6 aprile si possa tornare ad aprire, senza se e senza ma, dove, come sempre, il comparto si rimbocchera e maniche per recuperare il possibile, ma è evidente che la vera differenza nel cambio di passo la si avrà solo quando tutti potranno tornare a vivere secondo i dettami della costituzione che garantisce il diritto al lavoro e alla salute.

 

Nell'allegato le principali misure.