VENEZIA SOTTO ACQUA
VENEZIA SOTTO ACQUA

E' l'acqua alta peggiore degli ultimi 50 anni  e ha spinto la città sull'orlo del baratro.

La Serenissima, risvegliatasi dopo la notte del metro e 87 di marea, è apparsa una città allo stremo, ferita. Ma non morta. Gondole e barche scaraventate sulle rive, giganteschi vaporetti accartocciati sui masegni agli Schiavoni come giocattoli (sono cinque i mezzi pubblici affondati o danneggiati). Scoppia l'ennesima polemica per il Mose costato miliardi e mai realizzato.

 

I danni, da stimare con certezza, sono nell'ordine delle centinaia di milioni di euro, ha anticipato il sindaco Luigi Brugnaro, che ha passato la notte a far sopralluoghi in ogni dove, ed ha chiesto la dichiarazione di stato di emergenza. In città, nel pomeriggio, è arrivato anche il premier Giuseppe Conte - "è una situazione drammatica, c'è una comunità che soffre", ha detto.

 

L'acqua alta è comunue in rallentamento. Dopo una serie di misure record nelle ultime 24 ore - con il picco ieri di 187 centimetri sul medio mare - in serata la massima fatica a raggiungere quota 80 cm, sotto la quale neppure Piazza San Marco viene allagata. Il vento di scirocco è scemato, la pressione atmosferica è in aumento, e questo gioca contro le maree eccezionali. Stasera erano risuonate ancora le sirene d'allerta, per una previsione di 125 cm, alle 23.35; poi la stima è stata via via rivista al ribasso dal Centro maree. Da oltre un'ora il livello sta oscillando tra 76 e 77 centimetri sul medio mare.

"Non siamo in grado di quantificare i danni. Un Consiglio dei ministri tecnico, molto limitato, che sicuramente prenderà in carico la richiesta di stato di emergenza del presidente Zaia. Allo stato non ci sono ragioni per negare lo stato di emergenza e stanziare i primi fondi", ha detto il premier al termine della riunione tecnica post-acqua alta a Venezia.

"Per il Mose siamo nella dirittura finale, siamo al 92-93% dell'opera e guardando all'interesse pubblico non c'è che da prendere una direzione nel completamento di questo percorso". "Riuniremo il comitatone, non dobbiamo prendere in giro i cittadini dicendo che completeremo il Mose l'anno prossimo. Il Mose sarà verosimilmente completato nella primavera del 2021", ha aggiunto poi dopo un sopralluogo tra l'altro a Palazzo Ducale. "Il governo è presente, siamo qui per dare il segno di una fattiva partecipazione del governo. Venezia è un patrimonio dell'Italia e dell'umanità che ha bisogno di risolvere una serie di problemi storici che si trascinano", ha affermato Conte.

 

Il ministro degli esteri e leader M5S, Luigi Di Maio, ha annunciato una moratoria per famiglie e imprese. Il ministro della cultura Dario Franceschini "ha attivato sin dalle prime ore di allerta a Venezia l'unità di crisi per la verifica e la messa in sicurezza del patrimonio culturale". Il Governatore Luca Zaia: "Abbiamo davanti una devastazione apocalittica e totale, ma non esagero con le parole, l'80% delle città è sott'acqua, danni inimmaginabili, paurosi". Il sindaco di Venezia Brugnaro ai microfoni di Tagadà (VIDEO): "Chiesto lo stato di crisi. Servono risorse importanti. Necessario finire il Mose, l'acqua non si ferma con le mani o con i discorsi".

 

Ma noi ci chiediamo, si poteva evitare?  Domanda senza risposta che però dopo i 5 milardi spesi per il Mose, che non funziona, sono la rappresentazione del nostro Paese che vive solo di polemiche e quando si devono invece fare le cose si impantana in processi che non portano a nessun risultato. No, anzi, ad un risultato lo portano, che è quello evidente, una mancanza di prevenzione totale sui rischi ambientali come questo, che non sono una novità,  che bene o male si sapeva ci fosse dietro l'angolo.

Un danno che alla fine ha colpito come sempre tutti, famiglie ed economia,  non solo a Venezia, ma in tutta la costa adriatica che subito in questi momenti danni per milioni di euro e ha inginocchiato quel tessuto di piccoi imprenditori che oltre a questo danno dovrà anche fare ei conti con una legge finanziaria che non gli darà scampo, e le parole dei vari ministri e poco servono in questi momenti.

Perchè come ben sappiamo, in Italia, sulle grandi sciagure non vi sono mai responsabili, ma solo doveri  del cittadino. E il nostro come sempre è quello di rimboccarsi le maniche e spazzare l'acqua con le nostre braccia fuori dai laboratori, fin che c'è la forza di farlo.