RAPPORTO CENSIS PREOCCUPANTE PER IL SISTEMA PAESE
RAPPORTO CENSIS PREOCCUPANTE PER IL SISTEMA PAESE

Preoccupazione e sconforto dal rapporto Censis –  dichiara Andrea Prando Segretario regionale di Casartigiani Veneto - che descrive un Paese avvitato su se stesso, fortemente stressato, con una mobilità sociale praticamente ferma, stretto tra nuove forme di analfabetismo di ritorno ed uso eccessivo (e a volte inutile) delle piattaforme digitali, in drammatico calo demografico e con i suoi cittadini rancorosi e allo stesso tempo rassegnati per il peso della burocrazia, la lentezza della Giustizia e la pressione fiscale che cala su “chi paga” la mannaia della sua rigidità.


Un Italia che nutre una forte insicurezza e che gioca in “difesa” accumulando, se può, denaro, attraverso una conduzione attenta e poco incline ai consumi, con una percentuale del solo 14% di Italiani che immaginano una situazione di fiducia nel Paese.


Da tutto questo derivano ricorrenti quanto perverse suggestioni ad imboccare scorciatoie semplicistiche che invece sembravano definitivamente accantonate dalla Storia. Ed invece sono ormai ben otto milioni le persone che, preda di un pessimismo assoluto, ritengono che la democrazia non sia più adatta al nostro Paese e che presto verrà sostituita da qualche forma di autoritarismo.


Il direttore generale del Censis Massimiliano Valerii, sostiene che “il 48% degli italiani si affiderebbe anche all’uomo forte al comando che possa non preoccuparsi delle elezioni e del Parlamento pur di risolvere i problemi”. Più che un campanello di allarme, come molti vogliono leggerlo, questo sembra un segnale forte sullo stato di salute della nostra democrazia e di una coesione sociale che sta sfarinandosi.


Facciamo finta di niente? O proviamo a studiare delle soluzioni che rendano più vivibile e giusta una società che sembra fidarsi sempre meno del prossimo? Specie se questo prossimo ha provenienza geografica diversa.


Sono domande alle quali la politica per adesso non ha fornito risposte adeguate, continua Prando -uscendo dal cono d’ombra dei tatticismi di giornata e delle ambiguità delle convenienze o affidando responsabilità dello Stato ad altri soggetti.


 La politica deve essere in grado di rimettere in marcia il Paese, rendere nuovamente funzionanti quelle forme di “ascensori sociali” come la scuola ed il lavoro, l’educazione civica che consentano ad ognuno la possibilità di migliorare la propria condizione di partenza, anche a chi vuole venire qui a vivere.  


Questo deve essere fatto tornando a privilegiare la ricerca e alla riscoperta di ciò che ha reso grande il nostro Paese, ma che rischia di rimanere un vecchio ricordo del passato.  


Non basta addolcire o posticipare l’entrata in vigore di una tassa considerata “virtuosa”. Occorre una maggiore incisività sul fronte del costo del lavoro e dell’innovazione. Altrimenti è destinata a proseguire, purtroppo, l’emorragia dei giovani che lasciano il nostro Paese per cercare altrove quelle opportunità che il nostro sistema non è in grado di fornire. E senza i giovani nostrani non vi è promessa di futuro.